
La gentilezza come chiave relazionale
Ci sono parole che, per quanto vengano usate spesso, rischiano di essere fraintese proprio a causa della loro apparente semplicità. Una di queste è gentilezza. La si associa volentieri alla buona educazione, ai modi garbati, a un comportamento rispettoso che rende più gradevole la convivenza, ma ridurre la gentilezza a una forma di bon ton significherebbe privarla della sua forza più autentica.
Bias della disuguaglianza
Bias della disuguaglianza: quando l’ingiustizia pesa più del valore
Nel contesto aziendale, esiste una dinamica tanto invisibile quanto potente: tendiamo a reagire molto più intensamente a ciò che percepiamo come ingiusto, rispetto a ciò che riceviamo come beneficio. Il bias della disuguaglianza entra in gioco proprio qui, quando non è tanto “quanto otteniamo” a fare la differenza, ma quanto ci sembra equo rispetto agli altri.
Essere forti non significa essere impermeabili
Ci hanno insegnato, spesso senza nemmeno dircelo apertamente, che la forza si misura nella capacità di resistere, di non lasciare spazio, di non far passare nulla che possa metterci in discussione, come se proteggersi significasse chiudersi e come se l’integrità coincidesse con una superficie liscia, impenetrabile, sempre sotto controllo.
Il vero networking non è parlare, è saper ascoltare tra una portata e l’altra
Ci hanno insegnato che fare networking significhi saper parlare, raccontarsi, spiegare cosa facciamo con precisione e sicurezza, come se la qualità della relazione dipendesse dalla quantità di parole che riusciamo a mettere sul tavolo; eppure, osservando con attenzione ciò che accade davvero durante un incontro a tavola, emerge una dinamica molto diversa, perché le relazioni che restano, quelle che generano fiducia e opportunità, nascono raramente da chi parla di più, mentre prendono forma in modo quasi invisibile quando qualcuno sceglie di ascoltare davvero.
A tavola non si vende, si prepara il terreno
C’è un equivoco che continua a impoverire molte conversazioni di business; l’idea che ogni incontro debba produrre subito una proposta, una chiusura, un risultato misurabile nel breve. È un riflesso comprensibile, perché siamo stati educati a considerare efficace solo ciò che si traduce rapidamente in un sì, in un contratto, in un passaggio commerciale evidente, ma molto spesso è proprio questa fretta a rendere sterile la relazione e a spegnere quella fiducia da cui, in realtà, nascono le opportunità migliori.
Chi sono

Sono Claudio Messina,
ideatore ed autore dei progetti Referral Tasting
e Nutrire la relazione
da cui ho tratto due libri.
Sono esperto e formatore di Marketing relazionale
e coautore del bestseller
La nuova economia delle relazioni.
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